Per chi attraversa la Via di Rignalla per la prima volta, Rignalla sembra solo una manciata di case raccolte a poche centinaia di metri dall’Arno, attraversate dal Borro che scende verso il fiume. È vero, è un borgo piccolissimo. Ma quei pochi edifici, raggruppati in un raggio di poche centinaia di metri, sono il riassunto fisico di otto secoli di storia toscana: una piccola signoria ghibellina del Duecento, un castello passato a una delle famiglie di banchieri più ricche del Quattrocento fiorentino, una chiesa rurale la cui campana fu consacrata da un santo, un ponte medievale che esisteva già quando Leonardo, nel 1505, mappava questa valle per il progetto sull’Arno, una fornace di calce dei primi del Novecento. E oggi, una giornata di volontari di Trek & Dog che torna a prendersi cura del territorio.

Andiamo per ordine.

I sei monumenti del borghetto

Il borgo di Rignalla è composto da sei costruzioni storiche, tutte concentrate a poca distanza l’una dall’altra: il Ponte di Rignalla (chiamato anche Ponte Riferrato o Ponte Romajolo), di origine medievale, su un’antica via di pellegrinaggio; il Castello di Rignalla, oggi villa privata, prima fortilizio degli Abati e poi villa degli Spinelli per quasi quattro secoli; la Chiesa di Santa Maria a Rignalla, attestata dal 3 agosto 1260, con stemma Spinelli sulla facciata e una campana consacrata da Sant’Antonino; la Torre di Rignalla, inizio XIII secolo, ancora visibile con le sue mura merlate; la Fornace di Rignalla, fornace di calce dei primi del Novecento, riattivata negli anni ’50, oggi in via di recupero; il piccolo cimitero parrocchiale di Rignalla, costruito tra fine Ottocento e primi del Novecento, ancora attivo. Più, a corredo, il Borro di Rignalla — il corso d’acqua che attraversa il borgo e finisce in Arno, e che Trek & Dog tiene pulito con le sue giornate ecologiche.

Otto secoli in pochi paragrafi

Duecento. Rignalla è centro di una piccola signoria della famiglia degli Abati, fiorentini di parte ghibellina. Costruiscono o consolidano il Castello — con la Torre dei primi del Duecento, oggi ancora visibile con le mura merlate — e detengono il patronato della Chiesa di Santa Maria. La prima documentazione scritta della chiesa è del 3 agosto 1260: il rettore Bongianni Cambi paga 4 staia di grano per l’esercito fiorentino, e la sua firma finisce nel Libro di Montaperti.

Trecento. Dopo la sconfitta dei Ghibellini a Firenze, gli Abati vengono esiliati e i loro beni confiscati. Il Castello passa di mano, e alla fine del secolo si lega a una delle famiglie che cambieranno per sempre il volto di Rignalla: gli Spinelli.

Quattrocento. Tommaso Spinelli (1399-1472), banchiere di fama europea, rappresentante di papa Eugenio IV al Concilio di Basilea nel 1435, tesoriere di papa Paolo II, possiede a Rignalla un podere già documentato nel Catasto del 1427. Tra marzo e maggio 1466 commissiona un ampliamento monumentale del Castello: i conti d’archivio, conservati alla Beinecke Library di Yale, mostrano un budget completo — 400 lire per la manodopera, 400 lire per la calce, 300 lire per il ferro, 700 lire per la costruzione, con maestranze fiorentine specializzate a dirigere il cantiere. Tommaso non costruì ex novo: adattò la struttura preesistente del fortilizio degli Abati, come oggi confermato dagli studi di Marie-Ange Causarano (2022). Nel 1441, intanto, i fratelli Rubaconte e Tommaso Spinelli commissionano uno stucco decorativo alla Chiesa di Santa Maria, lasciando un’iscrizione tutt’oggi conservata. Pochi anni dopo, tra il 1446 e il 1459, la campana della chiesa viene consacrata da Sant’Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze, uno dei santi più amati del Quattrocento fiorentino.

Cinquecento. Nel 1505 Leonardo da Vinci, su commissione della Repubblica Fiorentina che progettava di deviare l’Arno per isolare Pisa, percorse e mappò questa valle. Il nostro ponte, già in piedi da secoli, c’era di certo quando lui passò di qui con i suoi rilievi.

Settecento. Una mappa dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche del granducato lorenese, conservata oggi all’Archivio di Stato di Firenze (carta 24, datata 1740-1780), raffigura schematicamente i tre popoli del piviere di Villamagna: San Romolo, Villamagna e Santa Maria a Rignalla, con i suoi edifici principali. È la prima rappresentazione cartografica conosciuta del borgo.

Ottocento. Il Catasto Francese del 1812, aggiornato al 1863, rappresenta il borgo con grande precisione: la Sezione C, Foglio 2, etichetta letteralmente “Villa Spinelli” sul Castello — prova cartografica del possesso Spinelli ancora all’inizio dell’Ottocento (il rilievo è del 1812; la famiglia venderà nel 1827). Non c’è ancora la Fornace (sarà costruita dopo) e non c’è ancora il cimitero nella sua posizione attuale: le sepolture rimanevano al sagrato della Chiesa.

Novecento. Tra fine Ottocento e primi del Novecento, in una finestra coerente con il terremoto del 18 maggio 1895 che colpì duramente Bagno a Ripoli e impose ricostruzioni in tutto il territorio, viene costruita la Fornace di calce di Rignalla. Anche il piccolo cimitero parrocchiale, oggi di fronte alla Fornace, è di questo stesso periodo: non compare nella mappa del Catasto Francese aggiornata al 1863 (è quindi posteriore a quella data), e nei documenti delle Migliorie 1953-55 il parroco di Santa Maria già ne descrive il muro come pericolante — segno che esisteva da decenni. Fino ad allora le sepolture rimanevano al sagrato della Chiesa, secondo l’antica usanza dei borghi rurali. Negli anni 1953-55 il parroco avvia una grande campagna di lavori: restauro della Chiesa (oltre 600.000 lire), sistemazione del sagrato a giardino, e — a spese personali di un privato — riattivazione e ampliamento della Fornace, attiva fino agli anni ’70.

Oggi. La Fornace di Rignalla, dopo cinquant’anni di abbandono e una lunga vicenda di abuso edilizio, è stata venduta dalla Diocesi nel gennaio 2025 e oggi è in via di recupero. Trek & Dog ASD, fondata anche a partire dalla riscoperta di questo borgo, organizza le giornate di Bosco Pulito lungo il Borro di Rignalla — la prima nell’aprile 2026, la seconda il 7 giugno 2026 — restituendo alla comunità sentieri vivi e camminabili.

Perché possiamo raccontare tutto questo

Le informazioni di questo articolo non vengono da fonti casuali. La storia documentata del borgo si appoggia sugli studi accademici di Marie-Ange Causarano sui castelli e i poteri signorili del territorio di Bagno a Ripoli (2022, open access su archeologiamedievale.it); sul libro fondamentale di Philip Jacks e William Caferro, Gli Spinelli di Firenze: mercadanti e mecenati nel Rinascimento (EDIFIR Firenze 2014; ed. originale Penn State 2001), con il capitolo “Rignalla e Compiobbi” e l’appendice documentaria curata da Gino Corti; sulle mappe storiche del portale CASTORE della Regione Toscana, in particolare la carta 24 dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche (1740-1780) e il Foglio 2 della Sezione C del Catasto Francese (1812 con aggiornamenti 1863); sulla I dintorni di Firenze di Guido Carocci (1907); e sui documenti del parroco di Santa Maria a Rignalla sulle Migliorie 1953-55.

Perché ce ne occupiamo

Camminare ogni giorno lungo il Borro, attraversare il Ponte, alzare lo sguardo verso il Castello e la Chiesa, vivere a poche centinaia di metri da una Fornace di primo Novecento: tutto questo ci ricorda che Rignalla non è un punto qualsiasi sulla mappa. È un borghetto che dal Duecento conserva una continuità di insediamento, monumenti e storie. Le giornate di Bosco Pulito che organizziamo non sono solo pulizia ambientale: sono un modo di riconoscere e restituire valore a un luogo che ne ha tanto, e di tenerlo vivo per chi ci verrà dopo.

Nei prossimi articoli racconteremo, uno per uno, i sei monumenti del borghetto e il borro che lo bagna. Resta con noi. 🌿