Un ponte medievale ad arco che ha cambiato nome quattro volte in cinquecento anni, l’acqua che ci passa sotto, e il sentiero che oggi teniamo aperto.
Se scendete dal borgo verso valle, dopo poche centinaia di metri la strada trova l’acqua. E sull’acqua c’è un ponte a schiena d’asino, di pietra, che non è lì da ieri: è medievale. Di tutti i nostri “segreti”, questo è quello su cui la documentazione è più solida — e anche quello che ha l’aria più modesta.
Quattro nomi, e ciascuno racconta qualcosa
La stessa costruzione, nelle carte, si chiama in quattro modi diversi. Non è confusione d’archivio: è la storia che si stratifica.
- Ponte Romajolo (o Romaiolo) è il nome più antico: compare nelle carte dei Capitani di Parte Guelfa nel Cinquecento.
- Ponte Riferrato, o Riserrato, è il nome che troviamo nelle mappe leopoldine del 1774. In dialetto è diventato semplicemente “Ponte Ferrato”, con il Ri- caduto per strada. E c’è una lettura affascinante di quel “Riserrato”: non un ponte sbarrato, ma un ponte riserrato fra i muri — i muri di contenimento costruiti per reggere le piene.
- Ponte di Rignalla è il nome moderno, quello che usiamo tutti.
- Ponte di Gavena è il nome storico locale, e non è un dettaglio da poco: “Gavene” ricompare ancora oggi, nero su bianco, nell’atto notarile del 2025 con cui la Fornace è passata di mano, alla voce dei confini.
Quattro nomi per un ponte solo significa una cosa sola: che di lì è passata tanta gente, per tanto tempo, e ognuno lo chiamava come lo conosceva.
Una via, non una scorciatoia
Il ponte non è nato per comodità di quattro case. È di origine medievale e sta su una via di pellegrinaggio, in un fondovalle che allora era tutt’altro che silenzioso: mulini, gualchiere, fornaci. Le gualchiere erano opifici che battevano i panni di lana con magli mossi dall’acqua — quella di Remole, poco più in là sull’Arno, è ancora in piedi ed è una delle più imponenti d’Europa.
Insomma, l’acqua qui non era paesaggio: era energia, era lavoro. E un ponte, su una via così, è un’infrastruttura economica prima che un ornamento.
Leonardo, con onestà
Va detto, perché prima o poi qualcuno ve lo racconterà al bar. Nei primi anni del Cinquecento Leonardo da Vinci percorse e mappò questa valle, per il progetto della Repubblica fiorentina di deviare l’Arno. Il nostro ponte, a quell’epoca, c’era già.
Ci fermiamo qui, e lo facciamo apposta. Gli studiosi che hanno misurato e pubblicato questo ponte non lo attribuiscono a Leonardo: le somiglianze geometriche che si notano sono suggestive, ma una somiglianza non è una firma. Preferiamo un ponte medievale documentato a un ponte leonardesco immaginato — anche perché il primo è più vecchio.
Studiato sul serio
Non è un modo di dire. Il ponte è stato oggetto di uno studio scientifico pubblicato da un gruppo di ricerca (Galassi, Paradiso, Tempesta, Zerboni) proprio sul ponte medievale sul borro di Rignalla: geometria dell’arco, tecniche costruttive, stato di conservazione.
E nel 2012 circa è stato restaurato, con il Consorzio di Bonifica competente per il nostro bacino, l’Università di Firenze e l’architetto Marco Parrini. Un ponte di paese che si guadagna un restauro e un paper accademico: ci sembra un buon biglietto da visita per il borgo.
Il borro: anche lui con più nomi
Sotto il ponte scorre il borro, e — non ci stupisce più — anche lui ne ha tre.
- Borro di Rignalla, il nome che usiamo oggi (ed è quello che compare nei documenti del Comune di Bagno a Ripoli e della Città Metropolitana).
- Borro di Vallina, il nome storico: perché il borro scende verso Vallina, sull’Arno. I corsi d’acqua, un tempo, si chiamavano col nome del posto dove arrivano, non di dove nascono.
- Borro di Gavene, ancora quel “Gavene” dell’atto notarile.
D’inverno porta acqua; d’estate resta in secca. Ed è qui che la storia smette di essere storia e diventa una cosa da fare.
Quello che c’entriamo noi
Un borro asciutto, d’estate, è un sentiero. È il fondovalle naturale che collega il borgo all’Arno, ed è esattamente il tipo di percorso su cui si cammina bene col cane: ombra, acqua nelle stagioni giuste, nessun traffico.
A patto che sia percorribile. Ed è per questo che ad aprile 2026 ci siamo messi lì con i sacchi: la prima giornata di “Bosco Pulito” ne ha riempiti settanta-ottanta. Non è stata una passeggiata ecologica: era il lavoro che serve per riaprire un passaggio, quello stesso passaggio che il ponte serve da settecento anni.
Ci torneremo. Perché un sentiero non si apre una volta sola — si tiene aperto.
Fonti: M. Galassi, M. Paradiso, G. Tempesta, A. Zerboni, The Medieval Bridge over the Rignalla Brook near Florence (EDA — Examples in Architectural Engineering, 2013) · Carte dei Capitani di Parte Guelfa (XVI sec.) · Mappe leopoldine, 1774 · Relazione archeologica preliminare RA.11, Comune di Bagno a Ripoli · Schede metaprogettuali Piattaforme Fluviali, Città Metropolitana di Firenze · Philip Jacks – William Caferro, The Spinelli of Florence · Atto di compravendita 12/06/2025 (toponimo “Borro di Gavene”).
Nella prossima puntata: la Fornace e la calce — il lavoro del borgo, la cava sopra casa, e il mestiere che ha costruito mezza valle.